“Aspetto il crollo per investire” è una frase che in questo periodo si sente molto spesso.
Ma cosa intendiamo davvero per crollo?
Se non definiamo chiaramente questa variabile, rischiamo di continuare a raccontarci questa storia mentre i mercati salgono e noi restiamo fermi a guardare.
Oggi molti investitori hanno la percezione che i mercati scendano meno rispetto al passato.
Tuttavia, analizzando due periodi diversi del Nasdaq 100, emerge che questa percezione non è così corretta.
Prendendo i dati settimanali del Nasdaq dal 2012 al 2018 e confrontandoli con quelli dal 2019 a oggi, si nota che sia la volatilità dei rendimenti sia i valori massimi di perdita (per un certo livello di confidenza) sono molto simili. Anzi, nella maggior parte dei casi risultano addirittura maggiori nel periodo 2019–oggi. Questo rimane vero anche isolando le due settimane particolarmente negative del 2020 legate al Covid.
Grafici volatilità (rolling) nei due periodi considerati:


Come si può vedere da entrambi i grafici, sebbene la distribuzione della volatilità nei due periodi sia ovviamente diversa, si notano chiaramente dei picchi, e la media della volatilità (in pratica l’altezza media delle barre verticali) risulta simile.
E se guardiamo i dati settimanali da inizio 2023 a oggi, vediamo che negli ultimi (quasi) tre anni i cali ci sono stati eccome: nonostante un rendimento medio più elevato rispetto ai periodi precedenti, sia la volatilità sia il capitale a rischio risultano sostanzialmente simili.
Potremmo fare mille altri incroci di dati, ma la realtà è semplice e ci dice che il mercato sta crescendo, sì, ma continua a offrire regolarmente opportunità di acquisto.
Il problema principale per molti investitori è l’idea di dover per forza aspettare un crollo enorme, ad esempio un -20% o -25%.
Questi eventi sono rari e aspettarli per investire rischia di precludere gran parte del rendimento nel lungo periodo.
È ovvio che, quando arrivano crolli di quel tipo, chi ha liquidità dovrebbe sfruttarli. Ma è altrettanto importante approfittare dei cali più comuni, come quelli tra il -3% e il -8% settimanali, molto più frequenti e utili per incrementare gradualmente il portafoglio.
Quindi, per quanto sia vero che i mercati azionari abbiano valutazioni che molti analisti considerano elevate, con ragioni spesso solide e condivisibili, è altrettanto vero che ci sono stati ribassi che hanno offerto opportunità per approfittare della crescita.
Finché il mercato continuerà a muoversi in questo modo, con picchi di volatilità moderati e relativamente frequenti, la crescita, almeno dal punto di vista della price action, rimarrà sana.
Dal punto di vista fondamentale, ne abbiamo già parlato e continueremo ad approfondire nei prossimi articoli.