La fuga verso la qualità è iniziata?

Questa immagine è fondamentale per capire cosa sta accadendo:

In finanza si guarda spesso alle correlazioni tra asset, ma bisogna fare molta attenzione quando si analizzano queste dinamiche perché le correlazioni non sono fisse nel tempo e il modo in cui variano non è prevedibile con certezza. Quello che possiamo fare è osservare come si stanno evolvendo e cercare di capire i meccanismi che le influenzano. 

Oggi ci concentriamo sulla correlazione tra azioni e obbligazioni. 

Ci sono due narrazioni principali quando si parla di correlazioni tra queste due asset class. 

La prima parte da un approccio più “fondamentale” legato al concetto di valutazione dei flussi di cassa futuri. In questo quadro, i prezzi azionari sono inversamente correlati ai rendimenti dei titoli di Stato decennali perché se i rendimenti salgono, il tasso di sconto utilizzato per attualizzare i flussi di cassa aziendali futuri aumenta e di conseguenza il valore attuale dei flussi di cassa diminuisce riducendo il prezzo delle azioni. 

Al contrario, un calo dei rendimenti decennali tende a ridurre il tasso di sconto e a far crescere il valore delle azioni. Questa visione riflette la logica dei fondamentali poiché i rendimenti obbligazionari rappresentano il costo del capitale e la misura di riferimento per valutare gli investimenti in azioni.

La seconda narrazione nasce invece da un approccio più legato al comportamento degli investitori e alla percezione del rischio. 

In questo scenario, la correlazione tra azioni e obbligazioni può apparire positiva perché nei momenti di turbolenza i mercati azionari perdono valore e gli investitori cercano rifugio nei titoli di Stato generando un “flight to quality”. 

L’aumento della domanda per i bond fa scendere i rendimenti decennali mentre i prezzi azionari continuano a calare. Qui quindi i movimenti dei rendimenti obbligazionari non guidano i prezzi azionari, ma sono una conseguenza dei flussi di capitale dettati dall’avversione al rischio.

Queste due narrazioni, in apparenza sembrano scontrarsi, ma in realtà non sono in conflitto poiché operano su orizzonti diversi e possono alternarsi a seconda delle condizioni di mercato. 

In periodi stabili e con bassa volatilità tende a prevalere la prima logica, legata ai fondamentali e al meccanismo di attualizzazione dei flussi di cassa, mentre in periodi di stress o di elevata incertezza la seconda logica, quella dei flussi di rifugio verso il sicuro, diventa dominante. 

Per questo motivo la correlazione tra azioni e obbligazioni non è fissa né prevedibile e può cambiare segno in base al contesto macroeconomico, alla volatilità dei mercati e alla percezione del rischio da parte degli investitori.

Fatta questa doverosa premessa, torniamo all’immagine di partenza che mostra l’andamento del rendimento del bond decennale statunitense e quello del Nasdaq 100 (linea blu).

A partire dall’annuncio dei dazi da parte di Trump, avvenuto in aprile, si può osservare una correlazione inversa tra le due diverse asset class. Questo fenomeno può essere spiegato da due fattori principali. Il primo riguarda l’effetto dei tassi di sconto sui valori finanziari, mentre il secondo è legato a dinamiche più speculative e di breve termine. In particolare, il ribasso della prima settimana di aprile, generato dalle dichiarazioni sui dazi, è stato sfruttato da molti investitori come un’opportunità per acquistare azioni a prezzi scontati.

Ora, sarebbe interessante poter prevedere cosa succederà, ma ciò che possiamo affermare con certezza è cosa è successo ieri, cioè massicci acquisti di bond, che hanno causato un calo dei rendimenti, contemporaneamente a vendite sul mercato azionario. In questo caso le aspettative sui tassi di interesse hanno un peso limitato, e questo movimento è probabilmente un segnale di “flight to quality” (fuga verso asset più sicuri), anche se non è possibile sapere se questa tendenza continuerà.

Nel grafico, l’ultima candela rappresenta la giornata di ieri, dove si evidenzia una correlazione diretta tra rendimenti e prezzi azionari:

La bolla, se effettivamente è una bolla, scoppierà in un momento paradossale: quando la maggior parte degli analisti smetterà di credere che ci sia una bolla e quando la moltitudine di investitori retail, spesso definiti “mani deboli”, sarà convinta che ogni ribasso rappresenti un’occasione imperdibile per entrare nel mercato e acquistare a prezzi scontati.

In questo scenario, i piccoli investitori, spinti dall’idea che comprare durante un calo significhi “fare un affare”, troveranno coraggio e acquisteranno con sempre maggiore fiducia, rafforzando così la tendenza rialzista. 

Questo meccanismo, che può sembrare controintuitivo, è in realtà di straordinaria efficacia e spesso alimenta il prolungarsi di una fase di euforia e di sopravvalutazione dei prezzi.

Proprio per questo motivo, diventa essenziale adottare un approccio prudente in questo contesto. Nonostante la tentazione di partecipare alla corsa e immettere nuova liquidità a questi livelli di prezzo, riteniamo che sia più saggio attendere.

Aspettare non significa cercare segnali migliori riguardo all’economia, alle politiche monetarie o commerciali, come qualcuno potrebbe suggerire. Non esiste un momento “perfetto” in termini puramente informativi per decidere di comprare o vendere. In ogni istante, gli asset finanziari vengono comprati e venduti, e ogni controparte ha le proprie valide ragioni per farlo.

In questo caso, la prudenza consiste nell’attendere per beneficiare di un margine di sicurezza maggiore sui prezzi delle azioni. In altre parole, si tratta di comprare durante cali più accentuati, in un momento in cui probabilmente la maggior parte degli investitori si renderà conto che la bolla sta iniziando a scoppiare e che potrebbe essere il momento di vendere. 

Aspettare significa quindi posizionarsi in modo strategico, non basandosi su previsioni di mercato, ma cercando di proteggere il capitale e aumentare il potenziale rendimento relativo della nuova liquidità a disposizione.

Per quanto riguarda invece il portafoglio già in essere, è fondamentale, soprattutto se abbiamo una visione di lungo periodo, monitorare periodicamente l’esposizione complessiva, sia a livello aggregato che nei singoli settori e nelle singole aziende. Questo consente di capire se stiamo sovrappesando o sottopesando i settori corretti rispetto alle nostre aspettative di lungo termine.

In Cristail adottiamo proprio questo approccio, non cerchiamo di prevedere cosa accadrà domani, ma ci concentriamo sulla gestione del rischio e sull’analisi continua della situazione, così da poter intervenire con decisioni informate e coerenti con la strategia complessiva del portafoglio.

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