Una panoramica geopolitica

La globalizzazione ha sicuramente portato enormi benefici allo sviluppo economico e finanziario globale, ma ha anche aumentato l’interconnessione tra economie e mercati. Questo rende il sistema più efficiente ma allo stesso tempo più esposto a shock improvvisi, i cosiddetti cigni neri descritti da Taleb.

Inoltre, con la progressiva alfabetizzazione finanziaria crediamo che, con il passare degli anni, la distribuzione dei rendimenti diventerà sempre più concentrata sulle code più estreme. Nel senso che la maggior parte degli eventi verrà scontata razionalmente dagli investitori, mentre quei pochissimi eventi che cambiano completamente le carte in gioco genereranno crolli molto importanti e, allo stesso tempo, ottime opportunità di acquisto. Queste opportunità saranno probabilmente sempre meno frequenti, ma sempre migliori.

Questa è soltanto una possibile evoluzione delle aspettative degli operatori che, a nostro avviso, diventando progressivamente meno irrazionali, impareranno a gestire i “piccoli imprevisti” geopolitici ed economici con maggiore razionalità.

Tuttavia, come dicevamo, viviamo in un mondo globalizzato ed esposto a eventi negativi che possono coinvolgere contemporaneamente tutte le economie, a differenza di quanto accadeva in sistemi più frammentati come quello delle poleis greche. Per questo motivo vi lasciamo alcune infografiche che permettono di avere un quadro più dettagliato degli approvvigionamenti globali, delle principali rotte commerciali, dei porti e degli stretti strategici coinvolti.

Le infografiche sono prese dalla relazione annuale per il Parlamento del 2024 del sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica (i nostri servizi segreti):

Come si può vedere, a est c’è una fortissima concentrazione sia degli stretti più importanti sia dei porti più grandi. Da questa semplice considerazione di carattere qualitativo si può arrivare a una conclusione, sicuramente grossolana, secondo cui il prossimo grande shock economico potrebbe derivare da un contesto particolarmente instabile in Cina.

Venendo a quello che è successo nelle ultime settimane…

I mercati sono stati caratterizzati da una forte volatilità, ma in media i principali listini dei paesi sviluppati rimangono ancora su livelli non troppo distanti da quelli precedenti allo scoppio della guerra in Iran.

La settimana si è aperta con un violento ribasso nella notte tra domenica e lunedì, movimento che però è stato rapidamente riassorbito nel corso della giornata. A sostenere il rimbalzo hanno contribuito anche le dichiarazioni di Trump di lunedì, nelle quali ha espresso la volontà di porre fine al conflitto nel più breve tempo possibile.

Anche il petrolio ha mostrato movimenti molto bruschi. Dopo aver raggiunto i 120 dollari al barile è tornato rapidamente in area 80 dollari, per poi risalire nuovamente in seguito alle dichiarazioni di martedì pomeriggio secondo cui l’Iran avrebbe iniziato a posizionare mine nello Stretto di Hormuz.

Proprio questo continuo susseguirsi di notizie e movimenti di mercato rappresenta ciò che un investitore dovrebbe cercare di evitare di inseguire. È corretto analizzare ciò che accade, ma le decisioni di investimento dovrebbero sempre essere prese in funzione di un piano di medio lungo periodo e non delle oscillazioni di breve.

La probabilità che il conflitto si prolunghi a lungo appare al momento relativamente contenuta. Inoltre dal punto di vista dei mercati finanziari l’elemento realmente cruciale è lo Stretto di Hormuz. I mercati sono cinici e alla moltitudine degli operatori non interessano le ripercussioni umane, ma solo quelle economico-finanziarie. 

Una volta risolta definitivamente la questione della navigabilità dello stretto Trump potrebbe anche dichiarare una sorta di vittoria politica e il conflitto rischierebbe di perdere rapidamente centralità per i mercati finanziari, un po’ come accaduto con la guerra tra Russia e Ucraina che nel tempo ha smesso di rappresentare un driver per i listini.

Hormuz rimane quindi il vero elemento di tensione perché un blocco prolungato potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche e creare uno scenario di possibile stagflazione. Da un lato infatti l’economia mostra segnali di decelerazione. Il modello GDPNow della Federal Reserve di Atlanta è passato da una stima di crescita del 3% a circa il 2.1% per il primo trimestre dell’anno. Dall’altro lato gli ultimi dati sul mercato del lavoro hanno mostrato un calo di circa -92 mila buste paga rispetto alle +58 mila attese.

Il problema dell’inflazione legata alle materie prime è che difficilmente può essere controllata direttamente tramite politiche monetarie. I tassi di interesse possono agire sulla domanda ma hanno un effetto molto più limitato sugli shock di offerta come quelli derivanti dall’energia.

Non siamo più negli anni 70’ e la separazione tra politica e finanza è sempre meno marcata. Questo, almeno per adesso, sta aiutanto sul fronte inflativo, infatti, sotto il governo Trump, le aspettative dei mercati vengono influenzate direttamente dalle dichiarazioni politiche. La comunicazione pubblica è ormai parte integrante della gestione delle aspettative macroeconomiche e finanziarie.

Questo meccanismo può talvolta contribuire a stabilizzare i mercati mentre altre volte amplifica la volatilità proprio perché le aspettative degli operatori vengono continuamente ricalibrate sulla base delle dichiarazioni politiche.

Detto questo al momento le probabilità di uno scenario di stagflazione rimangono relativamente contenute. I mercati non sembrano infatti scontare una situazione di questo tipo e molto dipenderà dalla rapidità con cui verrà normalizzata la situazione nello Stretto di Hormuz.

Da questa situazione possiamo imparare ancora una volta una cosa: in generale, in queste situazioni è meglio stare fermi o, tutto al più, comprare su eventuali ribassi profondi.

Impariamo però anche che è la percezione a dettare il sentiment di mercato. Ma cosa accadrebbe se la prossima crisi geopolitica fosse al di fuori della capacità di Trump, o del prossimo presidente degli Stati Uniti, di influenzare il sentiment degli operatori?

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