Il crollo dei mercati sarà nel…

In questi giorni sta circolando un paper che ipotizza un possibile scenario economico e finanziario per il 2028. I ribassi registrati sui mercati azionari all’inizio della settimana sono stati attribuiti da diversi giornalisti proprio alla pubblicazione di questo documento, che metterebbe in luce una “verità sconcertante”.

Prima di entrare nel merito delle nostre considerazioni, proponiamo una panoramica generale dell’analisi in questione:

“Le conseguenze dell’intelligenza artificiale” – Citrini Research

30 giugno 2028

“Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10.2% questa mattina, con un sorprendente rialzo dello 0.3%. Il mercato ha ceduto il 2% su questo dato, portando il calo cumulativo dell’indice S&P al 38% dai massimi di ottobre 2026.

Due anni. È bastato questo per passare da un’economia “contenuta” e “settorialmente specifica” a un’economia che non assomiglia più a quella in cui siamo cresciuti…

…L’euforia era palpabile. Nell’ottobre 2026, l’S&P 500 sfiorava quota 8000, il Nasdaq superava quota 30.000. La prima ondata di licenziamenti dovuti all’obsolescenza umana iniziò all’inizio del 2026, e i licenziamenti ebbero esattamente lo stesso effetto previsto. I margini aumentarono, gli utili superarono le aspettative, le azioni salirono. Utili aziendali da record furono convogliati direttamente nell’elaborazione dell’intelligenza artificiale…

…Le capacità dell’intelligenza artificiale sono migliorate, le aziende hanno avuto bisogno di meno lavoratori, i licenziamenti dei colletti bianchi sono aumentati, i lavoratori licenziati hanno speso meno, la pressione sui margini ha spinto le aziende a investire di più nell’intelligenza artificiale, le capacità dell’intelligenza artificiale sono migliorate.

Si trattava di un circolo vizioso senza freni naturali. La spirale di sostituzione dell’intelligenza umana”

Insomma, il testo propone un’analisi immaginata dal futuro, datata 30 giugno 2028, che descrive uno scenario economico profondamente trasformato dallo sviluppo massiccio dell’intelligenza artificiale. E soprattutto descrive un momento di euforia (che sarebbe quello che stiamo vivendo oggi) e poi un momento di “realizzazione di tutti i timori.”

L’articolo prosegue ancora a lungo nel delineare questo scenario che, se amate atmosfere alla Orwell, vi consigliamo di leggere integralmente.

Ma veniamo ad alcune nostre considerazioni.

La prima cosa, e la ripeteremo all’infinito, è che nella maggior parte dei casi è inutile cercare di attribuire un movimento di mercato a una singola causa. Spesso, soprattutto nella narrazione giornalistica, si tende a credere che il mercato crolli in un determinato giorno perché è uscito un articolo o una notizia. In questo caso un pezzo che mette in guardia dai rischi dell’intelligenza artificiale e dalla distruzione creativa di cui parlava Schumpeter già molti anni fa. 

La realtà è molto più complessa. I mercati si muovono per una combinazione di fattori, aspettative e necessità di una molteplicità di operatori. Ridurre tutto a una sola spiegazione è quasi sempre una semplificazione eccessiva.

Il secondo punto è che nell’articolo c’è un assunto implicito, cioè che gli operatori oggi non stiano considerando, e continueranno a non farlo per tutta la fase di “euforia” descritta, gli effetti negativi potenziali dell’intelligenza artificiale. Per esempio la riduzione dei posti di lavoro, la diminuzione della capacità di spesa della classe media, la contrazione della domanda aggregata, l’impatto sul PIL e quindi sugli asset quotati.

Ecco, in un mercato relativamente efficiente come quello attuale, dove le aspettative si aggiornano man mano che nuove informazioni diventano disponibili, è difficile immaginare uno scenario in cui l’S&P 500 salga indisturbato fino a 8000 per poi, nel giro di pochi mesi, scoprire improvvisamente un problema che era sotto gli occhi di tutti e crollare.

La prova di ciò che stiamo dicendo è l’esistenza stessa dell’articolo. Se se ne parla già oggi significa che almeno una parte di questi timori è oggetto di analisi e, in qualche misura, già riflessa nei prezzi. O davvero pensiamo che grandi banche di investimento e gestori istituzionali ignorino completamente questi aspetti senza fare simulazioni di scenario?

Qualcuno a questo punto potrebbe obiettare citando ciò che successe nel 2008.

È un’osservazione legittima. Tuttavia proprio quell’esperienza ha rafforzato l’attenzione alla gestione del rischio, agli stress test e agli scenari avversi. Non stiamo dicendo che notizie di questo tipo non possano essere incorporate nei prezzi anche in modo brusco. Stiamo dicendo che, in un mondo globalizzato e iperconnesso come quello attuale (un pelo diverso dal 2008), è meno plausibile che tutti gli operatori si sveglino contemporaneamente all’ultimo momento, soprattutto su un tema visibile e analizzabile come questo.

Concludiamo dicendo che l’articolo è sicuramente ben fatto e soprattutto ha mostrato (indirettamente) ancora una volta come si stia perdendo sempre di più (ecco una colpa dell’AI che non ha a che fare direttamente con il mondo dei “soldi”) quello che definirei spirito critico interdisciplinare. L’imputare a questo articolo il crollo di borsa di una giornata vuol dire adottare passivamente le narrazioni altrui, senza che queste, per giunta, siano effettivamente significative per i mercati.

Noi continuiamo a credere che per chi investe in autonomia, formarsi convinzioni autonome fondate su studio e ragionamento è fondamentale. Solo così si riesce a mantenere una posizione anche in presenza di volatilità. Se invece un’idea è stata assorbita superficialmente da un titolo di giornale o da un articolo letto di fretta, al primo vento contrario sarà l’emotività a prevalere. Ed è proprio lì che nascono gli errori più costosi.

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