Il mercato azionario americano continua a scendere, trainato soprattutto dal settore tech, che soffre sia per alcune trimestrali deludenti sia per dubbi di lungo corso che solo ora si stanno riflettendo sui prezzi.
In questo contesto, anche Bitcoin comincia a tornare un asset interessante agli occhi di molti. Attualmente ci troviamo intorno ai 65.000 dollari, mentre ieri è stato toccato un minimo di 60.000.
Considerando che il massimo storico dell’asset digitale nel 2025 è stato circa 125.000 dollari, i prezzi attuali lo rendono nuovamente interessante.
Tuttavia, se inquadriamo questo asset come parte di un portafoglio già esistente, è importante prestare attenzione alla correlazione tra asset.
Innanzitutto, bisogna considerare che Bitcoin ha una volatilità mediamente tre volte superiore a quella del Nasdaq 100.
Come si può vedere in questo grafico:

Nel seguente grafico mostriamo l’andamento di Bitcoin confrontato con un Nasdaq amplificato dei suoi movimenti di 2.5 volte, per riflettere la maggiore volatilità di BTC e mettere in evidenza graficamente i movimenti sincronizzati (o asincroni) tra i due asset:

Tendenzialmente, si può osservare che i due asset si muovono in modo simile sul lungo termine, anche per motivi strutturali legati alla crescita dei mercati e all’incorporazione progressiva dell’inflazione. Inoltre Bitcoin, come le azioni, è comunque considerato un asset rischioso (no, non è un bene rifugio) che può generare ottime performance nei cicli espansivi dell’economia finanziaria.
Se poi confrontiamo il rapporto rischio-rendimento misurato dallo Sharpe ratio nel tempo, possiamo osservare che non ci sono vantaggi significativi nell’avere Bitcoin in portafoglio rispetto al Nasdaq 100. I due asset sono simili anche in termini di performance aggiustata per il rischio, questo perché il rendimento maggiore di BTC viene compensato dalla sua maggiore volatilità.
Ecco il grafico dello sharpe a confronto (calcolato su un anno, di volta in volta):

Ricapitolando, il Nasdaq 100 e Bitcoin sono molto correlati tra loro, Bitcoin non offre vantaggi in termini di rendimento corretto per il rischio e sebbene in termini assoluti possa rendere di più, è praticamente tre volte più volatile e il rendimento extra viene compensato dall’aumento del rischio.
Avere quindi BTC in portafoglio equivale (circa) a detenere un ETF a leva 3 sul Nasdaq 100.
Negli ultimi mesi, però, si sta osservando un’ampia divergenza tra i due asset. Questo può rappresentare un’opportunità per un investitore che voglia inserire Bitcoin nel proprio portafoglio, se infatti la correlazione tra azionario e BTC dovesse continuare a diminuire, Bitcoin potrebbe diventare un buon strumento di diversificazione rispetto alle azioni, e più investitori potrebbero considerarlo interessante da includere in portafoglio.
Oggi è certamente possibile inserire questa cripto in portafoglio (sempre in quantità moderate), ma è importante essere consapevoli che non ci si sta esponendo a un fattore di rendimento indipendente, bensì a una sorta di proxy a leva 3 dell’azionario USA.