Rose e spine, profumo e dolore

1987, Rose Garden.

Reagan annuncia sanzioni commerciali contro il Giappone. È la prima volta dal dopoguerra.

2002, Rose Garden.

George W. Bush impone dazi fino al 30% sull’acciaio importato.

2025, Rose Garden.

Donald Trump…”storia ancora da scrivere”.

Questa sera, alle ore 22 italiane, Donald Trump terrà dal Rose Garden della Casa Bianca il tanto atteso discorso sui dazi. 

Le domande che si pongono gli analisti sono molte, soprattutto riguardo alla durata, all’entità delle misure e ai paesi coinvolti.

È plausibile ipotizzare che i paesi colpiti verranno suddivisi in diversi blocchi, ognuno con dazi di entità differente. Potrebbe anche darsi che l’Italia riceva un trattamento più favorevole, grazie ad accordi commerciali pregressi, ma questa, lo diciamo chiaramente, è solo una nostra opinione.

Questa sera potrebbe davvero essere, come lo ha definito Trump, “il giorno della liberazione”, liberazione sì, ma dall’incertezza.

Come spesso sottolineato, nei mercati finanziari è meglio sapere che qualcosa di negativo accadrà, piuttosto che non saperlo affatto. In questo modo i prezzi possono adeguarsi all’evento e il mercato riprendere a muoversi con maggiore razionalità.

I dazi, ovviamente, non sono una notizia positiva per l’economia, soprattutto se mantenuti nel lungo periodo. Continuiamo, però, a credere che Trump li userà come leva negoziale, perfettamente consapevole, anche lui, dell’impatto economico.

Va detto che non tutte le aziende estere con sede negli USA ne risentiranno allo stesso modo. Lo squilibrio nell’import, che si è osservato già da fine febbraio, lo dimostra: molte imprese hanno anticipato l’acquisto e importato materiali in anticipo, soprattutto acciaio e materiali da costruzione.

A titolo d’esempio, nel solo gennaio 2025, su un totale di 330 miliardi di dollari di importazioni, circa 90 miliardi erano legati a materie prime industriali e materiali da costruzione, con un incremento di 23 miliardi rispetto al mese precedente.

Chiaramente, però, le scorte di magazzino negli USA non dureranno in eterno, e probabilmente nemmeno per tutto il 2025. Questo “vantaggio” iniziale per chi ha già importato dovrà quindi essere valutato in base alla durata effettiva dei dazi, che, con tutta probabilità, non verrà chiarita già stasera.

Va inoltre considerato lo spiazzamento dei consumi, che sarà probabilmente aggravato dall’aumento dei prezzi dei beni importati. I settori più colpiti saranno quelli legati ai beni elastici, ovvero facilmente sostituibili o non essenziali.

Tutto ciò potrà continuare a frenare la crescita americana. Tuttavia, una volta applicati i dazi, ci aspettiamo un graduale rientro del GDP Now per effetto della progressiva normalizzazione delle importazioni, ricordando che, nel calcolo del PIL, le importazioni sono conteggiate con segno negativo. 

Nell’ultimo mese, l’aumento delle importazioni ha accentuato lo squilibrio commerciale, portando a un forte ridimensionamento delle stime sul PIL per il primo trimestre del 2025, ben oltre quanto ci si sarebbe aspettati in assenza delle politiche economiche ora all’orizzonte.

GDP Now aggiornato al 1 aprile della Fed di Atlanta (-3.7%):

Gli effetti economico-finanziari di questa politica avranno anche risvolti positivi, coerenti con gli obiettivi dichiarati da questa amministrazione. Infatti i dazi annunciati oggi, sommati a quelli già in vigore, contribuiranno a riequilibrare sia la forza relativa delle valute, sia le bilance commerciali dei diversi Paesi (USA e Europa). Inoltre, come già evidenziato in precedenza, è probabile che gli Stati Uniti, grazie ai dazi, stringeranno accordi mirati a garantire la domanda per le obbligazioni che emetteranno in futuro.

Per i mercati finanziari non prevediamo particolari turbolenze legate alla giornata di oggi. Potrebbe verificarsi un ulteriore sell-off, a seconda di quanto le parole di Trump si discosteranno dalle attese degli analisti, ma riteniamo che entro la prossima settimana il mercato riuscirà ad assorbire rapidamente le nuove informazioni. A quel punto, potremo almeno temporaneamente distogliere l’attenzione da queste politiche americane, che smetteranno di rappresentare un fattore di incertezza.

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