Le politiche monetarie non sono più al centro dell’attenzione degli operatori, almeno se confrontate con quelle economiche adottate dai governi.
Il mercato, abituato per anni a monitorare con attenzione i dati macroeconomici e le decisioni di politica monetaria, da diversi mesi sembra dare loro un peso minore. Queste decisioni, infatti, non influenzano più in modo significativo la percezione degli operatori riguardo ai prezzi degli asset. Al contrario, le politiche economiche della Casa Bianca e del Tesoro hanno assunto un ruolo centrale nel determinare l’andamento dei mercati finanziari.
Come già evidenziato in altri articoli, è cambiato anche il paradigma di reazione alle notizie di mercato. I prezzi non anticipano più gli eventi sulla base delle aspettative, ma reagiscono solo al loro effettivo verificarsi.
Questa settimana, il Presidente ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi: il 25% su importazioni da Canada e Messico a partire dal 4 marzo, un’aliquota addizionale del 10% sui beni cinesi e il 25% su quelli europei. Sull’Europa il piano non è delineato in maniera definitiva e vedremo come evolverà la situazione.
La reazione del mercato è stata piuttosto negativa: gli indici americani hanno subito perdite significative, con le aziende più pesanti nei panieri che ne hanno risentito maggiormente. In particolare, Nvidia ha registrato ieri un calo di oltre l’8%.
Queste misure erano già nell’aria da tempo, ma i mercati hanno reagito solo al momento della dichiarazione ufficiale, e in modo controintuitivo. Infatti, ci si sarebbe potuti aspettare un impatto maggiore sugli asset europei, visto che i nuovi dazi colpiscono principalmente le importazioni dall’Europa. Invece, a perdere più terreno in termini comparativi sono stati proprio gli asset americani.
Di seguito un grafico che mostra l’andamento dell’indice Nasdaq 100 (linea blu) e dell’indice Eurostoxx 50 (linea rossa).

Come si può notare, nelle ultime settimane i mercati europei hanno sovraperformato quelli americani, nonostante le notizie provenienti da oltreoceano.
I dazi, come sappiamo, rientrano in una strategia commerciale più ampia adottata dal presidente americano Trump, volta a svalutare il dollaro e a incentivare la domanda di debito pubblico statunitense da parte dei paesi esteri.
Un aspetto interessante da considerare è che le politiche ostili degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa potrebbero favorire l’adozione di misure monetarie espansive, fornendo così uno stimolo aggiuntivo all’economia europea, che dovrà comunque reagire in qualche modo. L’imposizione speculare di dazi sui beni importati dagli USA non sarebbe particolarmente efficace, considerando che l’Europa, e in particolare l’Italia, è un esportatore netto, a differenza degli Stati Uniti, che registrano un deficit commerciale.
Di conseguenza, la risposta più efficace per l’Europa (e per la Cina) sarà quella di concentrarsi sul proprio sviluppo economico, adottando politiche monetarie ed economiche più espansive a livello interno.
Questa dinamica potrebbe aver già favorito e potrebbe continuare a favorire gli asset europei rispetto a quelli americani. Inoltre, gli Stati Uniti si trovano ad affrontare il primo anno di mandato presidenziale, che sarà probabilmente caratterizzato da una crescita modesta. Questo perché, da un lato, Trump è attento alla gestione del deficit pubblico, come dimostrano i tagli che sta attuando; dall’altro, il presidente della Fed, Jerome Powell, il cui mandato scadrà nel maggio 2026, non sembra al momento incline a politiche monetarie espansive.
Considerando la scadenza del mandato di Powell nel 2026, Trump potrebbe adottare una strategia di contenimento della crescita e riduzione del bilancio nei primi anni del suo mandato, per poi, con la nomina di un nuovo presidente della Fed più accomodante, concludere il periodo con politiche economiche più espansive e populiste, garantendosi così un rafforzamento del consenso elettorale.
In sintesi, una gestione attenta dell’asset allocation e una ponderata distribuzione geografica degli investimenti risultano elementi cruciali per navigare i mercati nel 2025.